Comunità resistenti

comunitàresistenti

REGISTRAZIONI DELL’INCONTRO in formato mp3:

INTERVENTO DI GALVAGNO E VALSANIA

INTERVENTO DI NICOLETTA FASANO

SLIDES FASANO

saloneSabato 8 settembre il castello di Cisterna ha ospitato il convegno introduttivo del progetto “Comunità resistenti”, promosso da: Aimc di Asti, Ecomuseo delle Rocche del Roero, Rete Museale Roero Monferrato e Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese, che da anni collaborano nella realizzazione di percorsi formativi/informativi finalizzati a promuovere, con l’utilizzo di linguaggi diversi,  non solo i temi della cittadinanza attiva  e dell’inclusione, ma anche la diffusione e la valorizzazione delle buone pratiche didattiche. Nel presente anno scolastico il progetto aperto alla cittadinanza e agli insegnanti proseguirà con il titolo “Vecchie e nuove resistenze” e, in parallelo, verrà avviato un itinerario specifico per le scuole. L’idea di predisporre un percorso formativo per le classi del Roero è nata durante la  “Fiera del libro del Roero” – tenutasi a Montà il 7 e l’8 aprile 2018 –  cui hanno concorso tutte le biblioteche civiche e le associazioni culturali del territorio.

A partire dall’anno scolastico 2018/2019,  per un triennio,  focalizzerà l’attenzione sul tema dello sviluppo delle competenze di cittadinanza, attraverso la promozione di apprendimenti significativi a partire da  esperienze vissute sul territorio.

L’iniziativa rientra in una progettualità più vasta, che vede coinvolta la Rete degli Ecomusei del Piemonte e che prevede analoghe esperienze in buona parte del territorio regionale (lettera_Assessori – INTRODUZIONE – progetto_comunità_resistenti ). Si avvale del supporto dell’Università di Torino, che ne monitorerà gli sviluppi e redigerà il documento conclusivo del percorso triennale. Il  percorso formativo, che si svilupperà intorno a cinque filoni tematici e uno metodologico (Tabella_calendario_Comunità_Resistenti  )supporterà gli insegnanti nella predisposizione di itinerari di ricerca, nelle delle classi, finalizzati al recupero della memoria dei luoghi, presupposto indispensabile per comprendere il presente e per attuare nuove forme di resistenza civile all’interno delle Comunità.

relatoriAd aprire il convegno è intervenuto il  Dott. Alberto Galvagno, dirigente scolastico, che ha supportato nel corso del precedente anno scolastico gli Ecomusei Regionali nello sviluppo del progetto, focalizzando l’attenzione sul tema delle “Competenze chiave europee”, che fanno da sfondo alla proposta. Silvano Valsania si è soffermato sul progetto “Comunità resistenti”, che coinvolgerà gli Istituti Comprensivi del territorio del Roero: Canale, Montà, Mussotto e Sinistra Tanaro, Govone, San Damiano, Santa Vittoria, Sommariva Bosco, Sommariva Perno.  Grazie alla disponibilità di 30 associazioni culturali del territorio  è stato definito un programma di incontri suddivisi in 5 filoni tematici: artistico, antropologico, archivistico, naturalistico, storico, cui è stato aggiunto – grazie alla disponibilità di alcune maestre e della dirigente dell’Istituto Comprensivo di Canale – un percorso sul tema “Narrazioni digitali in-app”.

fasanoNicoletta Fasano, dell’Israt di Asti, ha introdotto la relazione dal titolo: “Saper leggere il territorio: errori, invenzioni di memoria, non luoghi”, affermando di voler consegnare, agli insegnanti, una cassetta degli attrezzi con alcuni concetti-chiave e sottolineando la complessità straordinaria del progetto, che richiede agli insegnanti una rivoluzione  quasi copernicana.  Secondo la Fasano, i docenti saranno coinvolti in un’operazione educativa complessa, caratterizzata da finalità pedagogiche, di conoscenza e  soprattutto educative e formative, che implicherà l’abbandono delle certezze, flessibilità di pensiero, accettazione del frammento, delle aree di confine,  di quelle zone grigie mai nette; l’accettazione e la valorizzazione dell’incompiuto, dell’incerto perché il territorio che ci circonda è COMPLESSITA’.

Un altro concetto chiave su cui ha posto l’attenzione la relatrice è stato quello di  IDENTITA’, evidenziando la posizione contraria al concetto di identità, teoria espressa nei volumi Contro l’identità e L’ossessione identitaria da Francesco Remotti, in quanto mai come in questi mesi la parola è stata abusata,  (cfr. sintesi alla pagina http://www.parcobarro.it/meab/ossessione.pdf ) e auspicando che gli insegnanti coinvolti nel progetto “COMUNITA’ RESISTENTI” sviluppino il loro lavoro nelle classi partendo da questa negazione perché, come afferma Remotti: “Non usare più la parola identità è come smettere di fumare, fa bene alla salute”. La scuola dovrebbe lavorare sullo sviluppo della consapevolezza, negli allievi, che l’identità di ciascuno  muta nella relazione con l’altro. Tutti noi cambiamo attraverso gli altri, negli incontri che abbiamo con le altre persone.  Non c’è nulla di più mutevole dell’identità, anche se, in questi tempi, si è parlato di identità come realtà statica, da difendere. Senza un lavoro di questo tipo sul concetto di identità, il percorso sul paesaggio, sul territorio sarebbe monco: identità intesa come trasformazione e modificazione in rapporto con il tempo che passa e sulla base degli incontri che facciamo con gli altri. Un’identità  fatta di alterità, senza la quale risulta impossibile affrontare un discorso sul territorio.

Il lavoro  sul paesaggio, a scuola,  è un METODO. Il paesaggio non si insegna e non si impara, il paesaggio è un modo di vedere, di immaginare e di pensare. In quersto passaggio la relatrice richiama il volume di   Emilio Sereni, Il paesaggio agrario italiano   e i volumi di Carlo Ginzburg Il formaggio e i vermi e L’eredità immateriale di Giovanni Levi, già citati da Valsania nella sua relazione.

Il TERRITORIO non è solo uno spazio topografico, certo, misurabile, non è solo fisicità e non è solo definibile su una cartina geografica. E’ il risultato di sovrapposizioni fisiche, mentali di processi sia individuali che collettivi di comunità che si sono sedimentati nel corso della storia; stratificazione di processi, continua negoziazione tra interno ed esterno, natura e cultura, individuo e collettività,  permanenza e cambiamento e porta all’interno una dimensione emotiva sia singola che collettiva, quella che  Marchiari definisce:”Un presente remoto”. Il PAESAGGIO  è contenuto nel territorio ma va oltre, non è una sola narrazione ma contiene molteplici storie, narrazioni e quindi molteplici chiavi di lettura. Il paesaggio e il territorio sono soggetti, non oggetti, da sperimentare, su cui lavorare in cui tuffarsi, in cui nuotare, bisogna vivere, calpestarli, uscire nei paesaggi.

Paesaggio inteso come “Bene diffuso, di cui le comunità devono prendersi cura”, concetto evidenziato dalla Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale, Culturale e Naturale dell’Unesco, del ’72,  che riconosce al paesaggio quell’oltre non misurabile, fatto di simboli, rappresentazioni, emozioni collettive soggettive che nel corso del tempo si sono sedimentati anche nella cultura immateriale.

La relazione si è soffermata anche sul concetti di “Non luoghi”, “Vuoti a perdere “Luoghi di memoria”. Su questo ultimo elemento la Fasano ha evidenziato che i luoghi di memoria  possono essere  i monumenti, le vie, le piazze, i monumenti, il calendario civile, l’inno nazionale, i canti tradizionali…

Al termine dell’incontro la relatrice ha proposto agli insegnanti di incominciare il percorso dalla terrazza del castello di Cisterna, che offre diverse prospettive e diverse letture del territorio: dal castello si vedono diversi paesaggi, se ci si sposta sui lati e se si entra nel paesaggio non si vede il mare ma si possono trovare relazioni con il mare: la bagna cauda, le acciughe…

Una lettura del territorio per arrivare, mediante il lavoro delle scuole e attraverso l’uso del digitale, alla costruzione di  mappe delle comunità, strumenti che riescono a mettere insieme il concetto di territorio, paesaggio, cultura materiale e cultura immateriale, un enorme ecomuseo messo sul web, un’operazione politica straordinaria, di comunità che resistono.

Tiziana Mo

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