Storia del Museo

Il museo  di Cisterna, fondato nel 1980 da un gruppo di volontari, nel corso di questi decenni  è diventato  il museo etnografico più importante del Piemonte. All’interno delle 23 stanze distribuite sui tre piani del castello sono illustrate 25 botteghe, attraverso gli oggetti e gli arredi che venivano utilizzati nel passato. Gli attrezzi  sono stati  raccolti, restaurati e sistemati dai volontari nelle stanze del castello.

L’edificio,  che ospita il museo, negli Anni Ottanta era fatiscente. L’abbandono, negli Anni Sessanta, da parte del Comune, che aveva costruito una nuova sede sia per gli uffici comunali che per la scuola elementare, aveva determinato il progressivo degrado della struttura. Quando i volontari della Pro Loco di Cisterna hanno iniziato a sistemare i primi oggetti nei locali della zecca, si sono ritrovati a dover provvedere anche alla sistemazione e alla ristrutturazione degli spazi.

Nel corso di questi 35 anni, i volontari della Pro Loco prima e dell’Associazione Museo poi (che ha sostituito la Pro Loco nella gestione del Museo nel 1990) si sono preoccupati di reperire i fondi, con i biglietti di ingresso al museo, attraverso la realizzazione di feste, cene, iniziative varie, per coprire la percentuale di finanziamento che doveva essere sostenuta ad integrazione dei contributi della Regione Piemonte. Grazie al loro lavoro instancabile,  sono stati ristrutturati i vari spazi dell’edificio:  i locali della zecca, le undici  stanze dell’ultimo piano,  le sei stanze espositive del piano nobile, il salone centrale, la sala oscura, la sala rossa, la sala consiliare, la torre – porta (sede degli uffici), la cucina, i due servizi igienici,  l’osteria, lo scalone di accesso al castello, il porticato e la facciata del castello, il terrazzo che copre il serbatoio dell’acqua,  il giardino dei cipressi.

All’impegno dell’Associazione si è affiancato quello dell’Amministrazione Comunale che ha provveduto a recuperare i bastioni, il tetto, l’intonaco esterno dell’edificio, la controsoffittatura dell’ultimo piano, la strada di accesso al castello.

L’azione congiunta di Associazione e Comune, insieme a quella della Regione, dello Stato, della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, hanno consentito di salvare un edificio storico e di recuperare gli oggetti della cultura materiale legata al mondo contadino.

Alla fine degli Anni Novanta l’importanza della collezione ha portato la Provincia di Asti  a distaccare al Museo del personale assunto con il progetto dei lavori socialmente utili, che ha permesso di aprire al pubblico il museo dal martedì al sabato, mantenendo l’orario domenicale a cura dei volontari dell’associazione. La presenza del personale provinciale ha consentito l’attivazione di laboratori didattici per le scuole, l’accoglienza non solo dei gruppi di turisti, ma anche di quelli occasionali che si recavano nella zona situata a cavallo tra Roero e Astigiano. Lo stesso personale, scaduto il termine dei progetti socialmente utili, nel 2007,  è stato assunto dall’Associazione Museo grazie al contributo del Comune di Cisterna e della Provincia di Asti, che avevano stipulato un accordo decennale per il sostegno del progetto museale. Purtroppo, questo accordo si è interrotto con il commissariamento della Provincia di Asti del 2012 aveva causato la perdita di parte del finanziamento utilizzato per la gestione. Per due anni l’Associazione ha continuato a stipendiare le due impiegate, con il contributo comunale e con fondi propri, ma a fine 2014 – per evitare la bancarotta – l’Associazione ha dovuto licenziare il personale per ritornare a una gestione totalmente volontaristica. Un grosso contributo, nel corso di questi ultimi anni, è venuto dal Servizio Civile Volontario. Grazie a un progetto realizzato in collaborazione con il Comune di Asti, l’Associazione è riuscita a portare avanti importanti progetti.

Il museo è stato il teatro di numerosi convegni, le conferenze,  le lezioni con gli studenti universitari… l’Associazione Museo, nel corso degli anni, ha promosso l’acquisto e il progetto di recupero della casa del particolar, l’acquisto dell’edificio del Forno del Castello…

Il Forno del Castello è stato acquistato dall’Associazione Museo il 13 giugno 2011 grazie a una  raccolta fondi che ha coinvolto più di 50 persone e che ha portato all’Associazione la somma di 45.000 euro, utilizzata per l’acquisto dell’edificio. La Casa del Particolar, acquistata il 12 luglio 2002 è in fase di restauro e siamo in attesa dei finanziamenti per realizzare il progetto di fattibilità di Grimaldi e Porporato.

Un punto di forza del progetto museale è rappresentato dal collegamento con le realtà che, nel territorio del Roero e dell’Astigiano, operano nel settore culturale. Sono nati, così i progetti della Rete Museale Roero Monferrato e la collaborazione a quelli dell’Ecomuseo delle Rocche del Roero e del Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese.

Il principio ispiratore che ha permesso, nel 2002, la nascita della Rete Museale Roero-Monferrato – che ha l’Associazione Museo di Cisterna come ente capofila –  è stato quello di collegare strutture che rispondessero ad alcuni criteri fondamentali: contiguità tematica, coerenza del discorso culturale, presenza di un bagaglio di esperienze da mettere in comune ed una rete di volontari. Lo scopo è stato dunque quello di  realizzare un’offerta articolata e  rendere per il pubblico  più chiaro, comprensibile e fruibile l’insieme dei musei del territorio.

Nel giugno del 2002 i Comuni di Cisterna d’Asti, Govone, Magliano Alfieri, Moncucco Torinese (poi uscito dalla rete), Vezza d’Alba e il Museo “Arti e Mestieri di un Tempo” hanno  costituito la Rete Museale Roero-Monferrato, con un protocollo d’intesa. Di durata quinquennale, il protocollo è stato rinnovato nei quinquenni successivi e ai primi soggetti firmatari si sono aggiunte le Associazioni che gestiscono le realtà museali nei Comuni.

L’obiettivo prioritario della rete è quello di attivare un sistema museale  avente lo scopo di costituire un’offerta integrata, per il collegamento di risorse culturali, artistiche e ambientali diffuse in un’area allargata e articolata, che interessa il territorio delle province di Cuneo ed Asti. La rete si prefigge, inoltre,   di offrire un polo culturale valido come prodotto univoco riconoscibile, distinto dagli altri ma ad essi coeso attraverso la valorizzazione di un territorio omogeneo per caratteristiche geografiche e culturali. Il progetto di istituzione della rete museale del territorio, con la valorizzazione delle emergenze artistiche e culturali e il potenziamento della fruizione pubblica di tale patrimonio, rientra  nelle strategie volte a diffondere una maggiore e migliore conoscenza dei beni culturali, espressione autentica dei paesi della zona.

Una delle caratteristiche comuni ai musei della rete è l’origine: tutte le raccolte museali sono nate dal territorio, dalla necessità di recuperare l’identità culturale per metterla  al servizio della società e del suo sviluppo. Acquisire, conservare, studiare, comunicare, esporre sono quindi le azioni prioritarie per tutti i musei, ma non le finalità; queste ultime sono invece lo studio, l’educazione, il ‘far provare piacere’ a conoscere i segni, le persistenze materiali delle popolazioni e il loro ambiente, e queste finalità possono essere raggiunte anche attraverso la collaborazione con le scuole

Il progetto della Rete è stato originato dal bisogno di  sviluppare relazioni a-gerarchiche e di rete, nelle quali le realtà dei vari paesi (come scuole, biblioteche, università per anziani, associazioni, pro-loco) costruiscono una progettazione educativa alla quale partecipano e nella quale interagiscono. Un sapere circolare quindi, che i musei, proprio per la loro vocazione territoriale e sovra istituzionale, possono  contribuire a veicolare.

Nel corso degli anni l’attività della Rete si è focalizzata sulla didattica legata alle scuole della Rete, parallelamente al percorso attuato dalle scuole dell’Ecomuseo delle Rocche del Roero, nato nel 2003.

Gli itinerari didattici attivati dagli insegnanti coinvolti nel progetto della Rete e dell’Ecomuseo, si sono orientati sullo sviluppo di percorsi formativi rivolti agli insegnanti con la finalità di offrire gli strumenti culturali ai docenti perché siano loro stessi artefici dei percorsi didattici proposti ai bambini.

La definizione di percorsi con le insegnanti e i bambini contribuisce alla costruzione del senso di appartenenza ad un territorio, ad una comunità in cui si opera per superare l’individualismo e arrivare  alla “comprensione umana e intellettuale” degli altri e della realtà che ci circonda.  Il modello proposto dalla Rete e dall’Ecomuseo è finalizzato a  ripensare alle relazioni all’interno della scuola e tra scuola – territorio – società, per contribuire  a immaginare un futuro “sostenibile” per noi  e per chi ci seguirà, perché “Solo un pensiero concreto in cui le relazioni tra uomini vengono messe in primo piano, e in cui la felicità non è un’utopia o un fine, ma qualcosa che si costruisce nello stare assieme, nell’aver cura  l’uno dell’altro, fornisce una chiave al cambiamento” (Mayer, 2005).

Questi presupposti hanno orientato le scelte della sezione didattica della Rete e dell’Ecomuseo, che   ha impostato il proprio percorso privilegiando non tanto l’offerta di “pacchetti” didattici alle scuole, quanto la formazione di una “cultura eco-museale”, a partire dagli insegnanti che operano sul territorio. Sarebbe stato molto più semplice e immediato offrire laboratori o esperienze sul territorio, ma poiché queste proposte vengono già fatte dal Museo Arti e Mestieri di un tempo, la progettazione si è orientata sulla definizione di percorsi formativi “con” e “per” gli insegnanti con la finalità di permettere agli stessi di riappropriarsi dei significati culturali legati al territorio e degli strumenti metodologici necessari per lavorare in modo partecipato con le comunità di appartenenza. A partire dall’anno scolastico 2002/2003 per la Rete e 2003/2004 per l’Ecomuseo, sono stati proposti corsi di formazione gratuiti agli insegnanti su: realizzazione pagine web, progettazione partecipata, la flora, la storia, la fauna, il calendario rituale contadino del Roero, la teatralità popolare, utilizzo dei software liberi… Parallelamente alla formazione, molte insegnanti hanno sviluppato percorsi di ricerca su tematiche collegate al territorio, all’interno delle classi (“Matecomusei”, “Api alla lavagna”, “Adotta un gelso”, “Piccole eco-guide” “Recuperi-amo”… ). A Cisterna questi percorsi si sono arricchiti della progettazione partecipata che ha visto le scuole del paese, il Museo, l’Ecomuseo, l’Amministrazione Comunale a concorrere per la trasformazione di una porzione di territorio, donata alle scuole. Sono nati, così il Bosco dei Bambini e il Bosco della Costituzione, aule didattiche all’aperto, luoghi di ricerca ed esplorazione non solo per i bambini di Cisterna ma anche per quelli che si recano al museo per le visite didattiche.

Per non disperdere il patrimonio di conoscenze recuperato dalle scuole in relazione al territorio, per  renderlo fruibile da tutti, sono state realizzate numerose pubblicazioni: la collana dei “Quaderni dell’Ecomuseo delle Rocche”, “Veuti che ‘tra conta?”, “Volver a ver”, “Il mondo nel volo di un’ape”, “Il libro delle etichette e del Bosco della Costituzione” (scaricabili alla pagina: http://www.scuolealmuseo.it/download.html)

A seguito della circolare regionale n^ 409 del 4 novembre 2007 – con la quale l’USR del Piemonte ha comunicato la sua intenzione alle scuole di favorire la costituzione di una rete di scuole che già operano sulle varie tematiche in cui si declina l’Educazione alla Legalità – e del protocollo d’intesa firmato in data 1 ottobre 2008, (riconfermato a settembre 2010) la Direzione Didattica di San Damiano (ora Istituto Comprensivo,  è stata individuata come Polo Provinciale per la Cittadinanza Attiva per le scuole della Provincia di Asti e dell’Albese e la scuola di Cisterna, grazie alla progettazione sviluppata da anni con in Museo attraverso i progetti della Rete e dell’Ecomuseo, è stata individuata come scuola di riferimento. Grazie alla collaborazione tra il Museo e il Polo Cittattiva sono stati avviati percorsi di formazione-informazione aperti al territorio, volti alla promozione culturale e sociale dello stesso. (documentazione alla pagina: http://www.scuolealmuseo.it/blogdidattica/)

L’apertura al territorio attraverso collaborazioni ha portato anche a una positiva rivalutazione della memoria storica e dell’identità locale, una prospettiva sostanzialmente diversa  rispetto a quella dominante nei decenni passati, che considerava l’eredità della cultura contadina legata al nostro territorio come inadeguata alle esigenze della modernità. Negli Anni Ottanta, periodo in cui è iniziato il progetto del museo, il recupero degli oggetti  era facilitato dal disinteresse delle persone nei confronti dei materiali appartenuti al mondo contadino che progressivamente era stato abbandonato. Molte soffitte venivano svuotate e gli oggetti venivano gettati. L’azione di salvaguardia dei volontari del museo era vista, spesso, come un’operazione nostalgica e di scarso valore.

In questi ultimi anni si è verificata un’inversione di tendenza; stiamo attraversando una fase storica in cui le caratteristiche multietniche della società da una parte, e la tendenza omologatrice della globalizzazione dall’altra, ci spingono ad indagare le radici autentiche in cui affonda la nostra identità culturale, per poterci aprire in modo consapevole al mondo.