DOPO…


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“DOPO GLI HYKSOS: COME LA PANDEMIA PUÒ CAMBIARE IL MONDO

MANLIO GRAZIANO ALLE NUOVE VIDEOCONFERENZE AL TEMPO DEL COVID

Il mondo dopo gli Hyksos: uno scorcio geopolitico… dopo. Come la pandemia può cambiare la politica, l’economia, la comunicazione e le relazioni internazionali” questo il titolo della videconferenza con Manlio Graziano e Edoardo Angelino che si è tenuta lunedì 15 giugno 2020. L’incontro è stato organizzato dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di S. Damiano d’Asti, Museo Arti e Mestieri di un Tempo di Cisterna d’Asti, Israt, Associazione “Franco Casetta”, Fra production srl., Cantine Povero distribuzione, Aimc Asti. Il titolo – come ha spiegato Edoardo Angelino, è ripreso da una citazione di Benedetto Croce e paragona la pandemia all’arrivo di una variabile indipendente all’interno di sistemi chiusi. Tutto ciò determina risposte diverse legate alla situazione precedente. “Il testo è il mio contributo a “Dopo”(Rubettino), libro collettivo dove diversi studiosi di politica internazionale ipotizzano il futuro dopo la pandemia” ha detto Graziano.

Le prospettive non sono affatto entusiasmanti ma compito della geopolitica è occuparsi del reale. Gli scenari ipotizzabili prevedono il ritorno alla normalità, oppure un cambiamento o un miglioramento del mondo. Per gli studiosi, però, lo scenario più probabile è un peggioramento della situazione che vedrà scatenarsi una crisi economica spaventosa che ne provocherà una sociale. Si determinerà anche un’ accelerazione dello shift of power cioè dello spostamento dei rapporti di forza tra le grandi potenze che non è più governato da qualche decennio.

Secondo Richard Haass, Presidente del Council on foreign relations, dopo il covid, il mondo sarà riconoscibile a causa dell’indebolimento degli Usa e della cooperazione globale ma anche delle discordie crescenti tra le grandi potenze. Per orientarsi è importante conoscere i meccanismi del capitalismo e della globalizzazione che sono strettamente collegati. Il primo si basa sulla produzione di beni e servizi, prevede la realizzazione di un profitto ed è per la sua natura espansiva che ha dato luogo alla globalizzazione. Si pensi, ad esempio, che la filiera che porta alla produzione di un hamburger comporta 75 centri di attività in 15 Paesi diversi. Se il meccanismo si blocca perché il mercato non è più in grado di assorbire la produzione, per ragioni economiche o sanitarie, si ha una crisi. Oggi la risposta che viene data è il protezionismo che rifiuta tutto ciò che arriva dall’estero, prodotti o persone. Tutto ciò, però, crea un peggioramento nei Paesi dove i lavoratori immigrati sono indispensabili sia per la produzione sia per il sostegno al sistema pensionistico. Lo stiamo verificando in Italia a partire dai mesi scorsi. Al contrario, la crisi del 2008 aveva portato a un confronto condiviso all’ interno del G20 per evitare gli effetti devastanti della crisi economica del 1929 che erano stati accelerati a causa delle misure protezionistiche. Oggi, invece, la situazione è molto diversa. Il ripiegamento su se stessi, i sentimenti di ansia e paura ingenerati nei Paesi ricchi e in quelli arricchiti, hanno avuto come risposta un aumento della spesa pubblica e la ricerca di capri espiatori riconoscibili: stranieri, diversi, indifesi. Rifiuto dell’immigrazione e crisi demografica stanno determinando la rottura del compromesso generazionale. Quest’ultimo prevede che i lavoratori finanzino la pensione di quelli che non lavorano più. La situazione ha generato una discriminazione nei confronti degli anziani chiamata ageismo. Se a ciò si aggiunge che, nonostante la pandemia, sono rimaste attive tutte le zone di guerra, è difficile pensare a un miglioramento del mondo.

In questo quadro nessun Paese si avvantaggerà di questa crisi, soprattutto l’Italia se non sarà in grado di porre rimedio all’ incapacità di ridurre il debito pubblico.

Giovanna Cravanzola

 

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