Quale futuro per i paesaggi collinari del Nord Astigiano?

PicchioVerde7dicembre19

“QUALE FUTURO PER I PAESAGGI DEL NORD ASTIGIANO?”

PRESENTAZIONE DEL N°6 DEL PERIODICO “PICCHIO VERDE” AL CASTELLO DI CISTERNA D’ ASTI

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3

Nei giorni scorsi si sono conclusi gli incontri del 2019 organizzati al Castello di Cisterna d’Asti. Sabato 7 dicembre 2019, si è tenuto l’incontro “Quale futuro futuroNordAstig

per i paesaggi del nord astigiano?” per la presentazione del n°6 del periodico “Picchio Verde”. L’iniziativa è stata organizzata dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti con Museo Arti e Mestieri di un Tempo e Comune di Cisterna d’ Asti, Fra Production spa, Cantine Povero distribuzione srl, Israt e Aimc di Asti.  L’ultimo numero della rivista contiene articoli di: Dario Rei, Marco Devecchi, Giovanni Donato, Enrico Ercole, Emilio Lombardi, Giorgio Parena, Tiziana Mo. Le foto sono di: Francesca Berzano, Franco Correggia, Alessandro Crivello, Stefano Marin, Silvana Parena. In apertura, gli organizzatori hanno voluto ringraziare pubblicamente la dott.ssa Nicoletta Fasano e il dott. Mario Renosio dell’ Israt per l’infaticabile lavoro di recupero della memoria del territorio tramite l’Israt che, in questi giorni, vive momenti di grande difficoltà. Durante l’incontro sono intervenuti Franco Correggia, Alberto Guggino e Marco Devecchi. A introdurre il pomeriggio, Daniela Parena che sottolineato come la rivista si ponga l’ obiettivo di discutere e riflettere sul paesaggio che non ha bisogno di tante parole ma di fatti concreti. Franco Correggia svolge attività di consulenza tecnico-scientifica per istituti e centri di ricerca del settore biologico, eco-ambientale e biomedico. Naturalista, saggista ed esperto di dinamiche dei sistemi complessi, collabora attualmente a progetti di ricerca internazionali in ambito scientifico. Ha tenuto lezioni, conferenze e seminari presso diverse università italiane e straniere. È referente dell’agenzia internazionale Ager, collaboratore della Scuola di Biodiversità del Polo Universitario Astigiano, membro della Rete Floristica Piemontese, presidente dell’Associazione Terra, Boschi, Gente e Memorie, membro del Comitato Scientifico di Pro-Natura Piemonte, componente del Consiglio Direttivo dell’Osservatorio del Paesaggio per il Monferrato e l’Astigiano, curatore della collana editoriale I Quaderni di Muscandia. Correggia ha aperto il suo intervento con un interrogativo: quale futuro per il paesaggio? Ogni volta che parliamo di un sistema complesso, dobbiamo farlo con uno sguardo sistemico. Il territorio è un’entità complessa integrata in cui ci sono declinazioni differenti. Per conoscerlo, occorre sondare lo spettro delle dimensioni, dei significati, dei simboli e delle espressioni che lo caratterizzano per comprendere la sua cifra profonda. È un archivio vivente fatto di aspetti fisici, antropici, stratificazioni e relazioni. Ogni elemento costitutivo è polisemico e, se si riesce a darne interpretazione, restituisce la sua storia in senso più ampio. L’origine parte da tempi lontanissimi e con trame e interazioni davvero imprevedibili e stupefacenti. Questo alfabeto di segni è la “mappa neuronale” del territorio e consente  di muoversi tra natura e cultura. Ciò significa intercettarne i flussi, le geometrie, i segmenti e, soprattutto, riconoscere le connessioni. Questa conoscenza profonda, si può definire come l’ascolto del respiro del territorio che non può che basarsi su un’interpretazione lungo il tempo, cioè diacronica. Infatti, pensare di conoscere un territorio attraverso un’immagine istantanea è un’ illusione perché un paesaggio è un processo dove si intreccia una costellazione di storie. Per questo, ogni territorio è un sistema che, però, occorre saper leggere e decifrare per conoscerlo profondamente. Infatti, esplorarlo significa muoversi tra strutture geologiche e antropologiche aprendo una dimensione che strutturata in milioni di anni dove gli ecosistemi sono interconnessi. L’interazione tra elementi non è casuale e caotica ma produce cambiamenti e occorrono occhi nuovi per coglierli. Però, si riesce a vedere solo ciò che si sa. Non possedere questi strumenti di lettura, purtroppo, crea molti danni. Infatti, se non si possiede il codice di lettura, non si riesce neppure  a cogliere la complessità, l’importanza degli elementi e le connessioni. Fino a pochi anni fa, nonostante tutto, erano più forti le posizioni di chi difendeva il territorio mentre oggi hanno la meglio, a causa della crisi, coloro che lo danneggiano sfruttandolo. Pare, infatti, che tutto sia concesso senza comprendere che lo spostamento di un solo elemento determina modifiche sostanziali anche impensabili se non a chi è più sensibile e preparato rispetto a questi temi. Non si comprende però, che ciò vive in sintonia di un ambiente determina la bellezza che è essenziale anche per il ben – essere umano e ha un valore inestimabile anche in termini di ricaduta economica. Alberto Guggino, nel suo intervento, ha illustrato la struttura della rivista. Guggino è stato manager di una multinazionale del settore automotive, per 5 anni nel comitato direttivo della divisione italiana. Oggi, si definisce “diversamente occupato”, vive in una casa passiva indipendente dal punto di vista energetico, da 7 anni è ricercatore indipendente di nuovi modelli economici sistemici e sostenibili. Dal 2016 è Presidente dell’associazione di promozione sociale CioCheVale. La rivista “Picchio verde”, ha sottolineato, ha lo scopo di conservare la memoria e dare voce a una comunità in cui è valorizzato il senso del dono che, un tempo, era ciò che dava sostanza al vivere insieme. La natura ci insegna, ad esempio, come siano opportune certe forme di collaborazione che contribuiscono alla crescita delle radici. Tutto ciò può e deve essere recuperato in ambito antropico unito a una maggiore responsabilità individuale rispetto alle proprie scelte. Occorre imparare nuovamente a riaggregarsi per mettere insieme idee e capacità. Per far questo, come dice il prof. Rei, occorre ripartire dai luoghi interpretati in senso ampio mettendosi in cammino alla ricerca dei piccoli borghi. Purtroppo, in questi luoghi, è difficile accedere ai servizi e questo è proprio la causa del loro spopolamento. Una possibile soluzione è quella di creare aggregazioni tra municipalità che, però, devono essere unite da una visione comune. Questa riscoperta per le piccole località, inoltre, è ciò che viene ricercato dal turismo lento che si nutre di esperienze e di autenticità. A tal fine, necessario avere consapevolezza della propria identità ma anche lpromuovere a capacità di creare reti e relazioni umane. Come ha sottolineato il prof. De Vecchi, il paesaggio è identificativo di una comunità. Purtroppo, gli esodi verso le città, hanno determinato la perdita della sapienza contadina che tutelava i luoghi e la loro specificità. Era una cultura che si era costruita nel corso di millenni insieme alla consapevolezza di ciò che si poteva o non poteva fare del territorio. Era la coscienza del limite che, purtroppo, è scomparsa ma bisogna lavorare per recuperla perché proprio quella sapienza antica è la chiave per aprire la porta del futuro.

Giovanna Cravanzola

 

 

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