LA MERAVIGLIA DELLA DIVERSITA’

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LA MERAVIGLIA DELLA DIVERSITA’:  QUANDO LA CONOSCENZA VINCE L’IGNORANZA

NE HANNO DISCUSSO DON ANDREA  BONSIGNORI E  VINCENZO SOVERINO

21° INCONTRO POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3

ortolevaImmaginate un mattino di svegliarvi, aprire l’armadio e accorgervi che i vostri abiti sono tutti uguali. Pensate di aver fame e di trovare nel vostro piatto, inesorabilmente, solo carote fritte, ogni giorno della vostra vita. Oppure, ipotizzate di uscire e di incrociare solo gente che ha il vostro identico aspetto… un incubo vero e proprio ma, soprattutto, una grande noia. Eppure, in un mondo che vuole sperimentarsi in situazioni mai uguali, dove il termine biodiversità viene usato (e abusato) in vari ambiti, parlare della diversità bonsignori3umana è ancora un tabù. Ci sentiamo buoni, giusti e sostenibili se siamo tra i pochi a conoscere un’antica, rarissima e costosissima varietà di pomodoro (ne matura uno solo ogni 10 anni in cima alla vetta scoscesa di una montagna solitaria) di cui i nostri amici ignorano l’esistenza. Però, quando non si tratta più di pomodori ma di persone, scappiamo: la diversità umana, che pure ci appartiene, ci spaventa. Mercoledì 29 maggio 2019, al Castello di Cisterna d’Asti, Vincenzo Soverino e Don Andrea Bonsignori hanno discusso proprio di questo nell’incontro “La meraviglia della diversità” organizzato dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti con il Castello di Cisterna d’ Asti, l’Aisla, l’Anffas e l’ Aimc di Asti.  Vincenzo Soverino da 14 anni si occupa di diversità e, spesso, ha lottato per i diritti dei disabili. È consigliere Aisla – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica Onlus, Referente Aisla di Asti. “Come vicepresidente di Flyterapy, voglio dimostrare ciò che si può fare con la disabilità. Sto seguendo un corso per pilotare gli aerei, vado a sciare… perché anche con la Sla si possono fare diverse cose”.  Ma cos’è la diversità? Ha risposto Don Andrea Bonsignori, una persona diversa, speciale che si occupa di tantissime cose (musicista, rugbysta…, direttore della Scuola del Cottolengo di Torino, membro fondatore della Piccola Casa della Provvidenza e della Fondazione Italiana per l’Autismo, della Cooperativa “Chicco Cotto” e non solo) ma, soprattutto, un uomo che non risparmia la sua umanità, esattamente come Vincenzo Soverino. Ha uno sguardo caloroso che accoglie, una stretta di mano generosa, capace di farsi ricordare e la tenace consapevolezza che sia necessario spendersi su questi temi, assumendoci insieme le nostre responsabilità. “L’inclusione del diverso e l’uguaglianza non esistono perché il primo termine indica che qualcuno è rimasto fuori e lo si vuole far entrare. I programmi scolastici inclusivi sono un modo per lavarci la coscienza. E, poi, chi di noi è uguale? Per questo la diversità è la normalità. Siamo tutti diversi anche se la diversità si combatte e si vuole eliminare. Il mio amico Vito (nato senza gambe e braccia) soffriva quando la gente lo guardava con occhi diversi o faceva finta che avesse gambe e braccia: lui era fatto così. La diversità è la nostra paura e quando finirà saremo in un mondo meraviglioso. È l’aspetto differente che c’è in ciascuno di noi e occorrerebbe esserne consapevoli” ha detto Don Andrea. In effetti, ha sottolineato Soverino, si può essere diversi in vario modo: per natura o per scelta. In ogni caso, spaventa ed è necessario affrontare questa paura ingiustificata. In realtà, il problema è l’approccio con il diverso che i normali non hanno “… perché io sono Vincenzo, non sono la mia malattia”. Secondo Don Andrea, molte di queste paure sono da attribuire alla chiesa. C’è però una consapevolezza che la diversità può essere coraggio ma, se ciò non accade, è terribile e proprio per questo si teme perché occorre saperla affrontare e non sempre se ne ha la forza. “Purtroppo, la diversità porta anche ignoranza e credenze come quelle sul Cottolengo dove, per decenni, si è parlato della presenza di esseri mostruosi. Così, quando non cerchiamo di capire, nasce la paura e l’atteggiamento cambia. Per me, l’omosessualità non è un problema perché Gesù nel Vangelo diceva che bisognava guardare al cuore. Per questo motivo, bisogna soffermarsi sul desiderio di ciascuno di coltivare le proprie passioni. Chi ci riesce ha coraggio” ha proseguito Don Andrea. Per Soverino, è necessario vivere la propria disabilità fino in fondo con serenità perché, alla fine, sono le persone poco attente che rompono questi equilibri portando sconforto, anche attraverso una parola o uno sguardo compassionevoli. “Occorre promuovere la cultura ma richiede coraggio. Infatti, non bisogna evidenziare i diritti dei diversi ma l’ignoranza degli altri. In caso contrario, si corre il rischio che chi ha un problema diventi il problema. Per questo si deve denunciare costantemente perché una società chiusa è destinata a implodere” ha detto Don Andrea sottolineando, però, la necessità di prendere le distanze, allo stesso modo dal buonismo, da chi commisera ma non dona dignità alla persona, chiunque essa sia. Proprio per questo, è nato “Mondo Cotto” (Chicco Cotto, MeccaniCotto…) con diverse iniziative imprenditoriali grazie alle quali le difficoltà delle persone diventano importanti risorse e opportunità di lavoro. Non si tratta, però, di pietismo perché le attività che vengono svolte e retribuite sono veri e propri lavori. Quindi, non ti faccio l’elemosina ma pago il tuo lavoro perché lo fai bene e mi è indispensabile, non perché sei un disabile. Fornendo delle opportunità, anche chi è stato in carcere si ha la possibilità di riabilitarsi.  Diversi sono stati gli altri temi discussi che sono andati dalla difficoltà nel coordinamento delle diverse associazioni anche a livello nazionale attraverso un ministero specifico, alla riforma del terzo settore… Importante, il dibattito sul diritto alla sessualità e all’affettività dei disabili che, nel nostro Paese, non viene affatto affrontato e ricade su famiglie già molto provate. Non significa, come molti hanno obiettato, il ricorrere a forme di prostituzione ma creare per i disabili il diritto a volersi bene che ha come espressione la sessualità. “Ancora una volta, la diversità ci impone la normalità. Occorre aiutare i disabili, nel rispetto, a comprendere i propri sentimenti perché la libertà passa anche attraverso la libertà sentimentale”. La diversità ci insegna anche che non possiamo fare alcune cose… ma vale per tutti. È importante accettarlo ma anche assumersi la responsabilità di dire la verità e di essere credibili. Significa dare dignità evitando di essere accondiscendenti. “La diversità mi aiuta a comprendere me stesso perché le persone con difficoltà mi aiutano a capire quello che ho. In ogni caso, la meraviglia della diversità è che su alcune questioni non abbiamo risposte ma possiamo solo impegnarci per affrontare i problemi”.  Notte magica al Castello di Cisterna d’Asti.

Giovanna Cravanzola

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