MITI A BASSA INTENSITA’

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“MITI A BASSA INTENSITA. RACCONTI, MEDIA, VITA QUOTIDIANA”

PEPPINO ORTOLEVA E ALBERTO BANAUDI NE HANNO DISCUSSO PER IL POLO CITTATTIVA

20° INCONTRO POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3

ortoleva

Il mito potrebbe sembrare un argomento di discussione inadeguato a un percorso dedicato alla cittadinanza attiva. Ad uno sguardo più attento, invece, risulta evidente il contrario. Proprio per questo, in una data che è insieme storica e mitica perché ricorda l’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, il prof. Peppino Ortoleva e il prof. Alberto Banaudi ne hanno discusso al Castello di Cisterna d’ Asti. L’incontro, organizzato dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti con l’ Aimc di Asti, si è svolto venerdì 24 maggio 2019 al Castello di Cisterna d’ Asti  in occasione della presentazione dell’ultimo libro del prof. Peppino Ortoleva “Miti a bassa intensità. Racconti, media, vita quotidiana” (Piccola Biblioteca Einaudi). Peppino Ortoleva, già professore di storia e teoria della comunicazione, è curatore di musei e mostre sulla società, la cultura, le tecnologie del mondo contemporaneo e autore di diversi libri. Alberto Banaudi è laureato in Lettere Classiche presso l’Università di Torino e in Filosofia presso l’Università di Genova. Insegna al liceo scientifico “F. Vercelli” di Asti e si dedica alla ricerca filosofica. “Sono onorato di presentare il prof. Ortoleva, autore di libri che spaziano dalla storia a quella dei media” ha detto in apertura Banaudi “I miti a bassa intensità sono quelli che si tolgono i paramenti sacri e girano nella vita di tutti i giorni. Ci affascinano e il libro dimostra che il mito non è morto perché la secolarizzazione non ha spazzato tutto a favore della scienza. Il libro cerca il mito a bassa intensità dove si nasconde: nel fantasy, nel western ma anche in politica. Ma che cos’è un mito?”. “Il punto centrale” ha risposto Ortoleva “è che la società è molto complessa mentre la scienza e la tecnica tendono a renderla unilaterale”. In un mondo secolarizzato, si pensava che l’uomo non avesse più bisogno della religione. Oggi si parla di forme diverse di religiosità ma ciò non dà spiegazioni sufficienti. In realtà, non è vero che non esistano più credenze perché, come diceva Balzac: “I miti c’incalzano da ogni parte, servono a tutto, spiegano tutto” ma questa presenza deve essere compresa in modo profondo. Cos’è un mito e cosa tiene insieme l’alta e la bassa intensità? “Innanzitutto occorre slegare il concetto di mito da quello di falso perché non sempre è così. Il mito è un racconto che fa da ponte tra vissuto e cosmo. Il racconto è una facoltà importante dell’uomo fin dall’infanzia che ci permette di dare senso alle esperienze nel corso del tempo” ha proseguito Ortoleva. Il cosmo indica quella parte di universo su cui ci poniamo domande ma non abbiamo risposte. La scienza non dà risposte definitive su molti argomenti sui quali, però, gli uomini si interrogano da sempre perché riguardano l’essenza stessa della nostra umanità. Un esempio è il tema della morte. Il mito, risponde a questa domanda. Su altri temi, come ad esempio cosa si trova al di là del cielo, oggi la scienza è in grado di rispondere ma, comunque, l’uomo non smette per questo di farsi domande. “Il mito, quindi, è un racconto che collega quello che noi possiamo conoscere e ciò che ci pone delle domande dall’altra parte. Risponde a un’interrotta domanda di senso che è la vita umana” ha sottolineato Ortoleva. I miti ad alta intensità di occupano di “narrazioni sacrali e circondate da cerimoniali” mentre quelli a bassa intensità sono gli unici presenti oggi dove la religione non è morta ma si è moltiplicata. Sono trasversali, non sono legati a rituali ma si diffondono con strumenti molto meno impegnativi (fiction, riviste, film…) ma che stanno dentro l’industria culturale e nascono con il romanzo. “Propongono racconti che affascinano perché toccano ancora i temi tra il vissuto e il cosmo e sono più consumati che ritualizzati. Leggere la cronaca nera ci intriga perché il criminale va oltre l’ordinario e rappresenta una divinità infera. Questi miti parlano di semidei (divi, sportivi,…), divinità antropiche che superano i limiti dell’umanità”. Ma non si tratta solo di questo, i miti delle origini legittimano lo Stato nazionale. Uno dei più grandi è quello della rivoluzione, termine desunto dall’astronomia che indica proprio il rovesciamento dell’ordine delle cose. Però, a livello personale, questo succede anche con l’amore romantico che è il grande incontro con un’altra anima che ci fa vivere delle esperienze al di fuori dell’ordinario. Tutti lo cercano, tutti ci credono ed è un mito perché è una storia capace di portarci fuori da noi stessi. Moltissimi, però, sono gli altri racconti che vengono dall’industria culturale, ad esempio le storie poliziesche. Così, sebbene i progressisti siano convinti che la scienza abbia ucciso il mito, i fatti dimostrano il contrario. Basti pensare che in un’epoca dove l’astronomia è una scienza che può contare sul supporto della tecnologia,  moltissimi fruiscano ancora dell’astrologia. “L’oroscopo è una macchina per creare racconti astrali. Inoltre, molti miti riguardano proprio la scienza. Ciò vuol dire che  bisogna riflettere sul concetto di mito in modo critico in rapporto alla società. L’intensità, però, non è mai così bassa: se fossero totalmente privi di mistero… non assolverebbero a questo compito di fare da ponte” ha detto Ortoleva. Forse, come ha sottolineato Banaudi, “il primo grande mito è quello di noi stessi. Il libro ha un’intensità poetica e non solo. È un contributo alla comprensione del mito”. In realtà, ci illudiamo di conoscere ciò che ci circonda ma, spesso, è come se lo osservassimo attraverso un foro su un foglio nero. Non ci interessiamo di scoprire com’è fatta l’altra faccia della luna che ignoriamo. Eppure, proprio la conoscenza di quel lato nascosto darebbe sostanza e senso a ciò che si vede. Proprio per questo, lo studio dei miti a bassa intensità è uno strumento importante per scoprire e conoscere anche ciò di cui non siamo consapevoli e per comprendere criticamente la società.                                                                             Giovanna Cravanzola

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