Gianni Oliva: Anni di piombo e di tritolo

AnnidiPiombo

“ANNI DI PIOMBO E DI TRITOLO” GIANNI OLIVA RACCONTA LA STORIA RECENTE DEL NOSTRO PAESE

17° INCONTRO POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE

 REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3

Oliva19Ancora un volta, la “strana coppia” Oliva – Renosio ha reso comprensibile la storia recente del nostro Paese. Ancora una volta, il Castello di Cisterna d’ Asti ha ospitato questo importante appuntamento che si è tenuto venerdì 10 maggio 2019 organizzato dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’ Albese, Israt e l’ Aimc di Asti.

“Anni di piombo e di tritolo. Il terrorismo nero e il terrorismo rosso da P.zza Fontana alla strage di Bologna” (Ed. Mondadori) è l’ultimo libro di Gianni Oliva. “E’ la sintesi di un decennio tra due stragi: da Piazza Fontana a quella della Stazione di Bologna” ha detto Mario Renosio. “All’interno, il condensato della storia repubblicana, drammatica e misteriosa. Si tratta di un periodo di grandi trasformazioni durante il quale, da un lato, si raggiungono grandi conquiste civili mentre dall’altro si è immersi in una società ancora arretrata. È un decennio “di piombo e di tritolo” che si apre e si chiude con attentati che colpiscono la gente comune, e non solo, in nome della rivoluzione. Questa violenza articolata produce paura, terrore, morte e anche il tentativo di destabilizzare il Paese”. Tutto ciò, insieme alla complicità di apparati dello Stato deviati, conducono molti giovani a intraprendere scelte drammatiche e senza ritorno. Oliva analizza anche il contesto in cui tutto ciò si realizza: si tratta di un’ Italia in profonda trasformazione ma anche coinvolta nella Guerra Fredda. ”La prima parte è dedicata a Piazza Fontana” ha spiegato Oliva “Vengono sistemate cinque bombe in luoghi che, al momento dell’esplosione, saranno piene di persone. Sono attacchi coordinati e non sono opera di una sola persona. Viene seguita subito la pista anarchica i cui aderenti, però, sono pochi e mal organizzati. Uno dei primi arresti è quello di Pinelli che muore in circostanze sospette. L’ attenzione si rivolge verso Valpreda e lo Stato ritiene di aver risolto il caso. In realtà, l’accusato è un poveraccio allontanato anche da un gruppo anarchico. Le prove a suo carico, però, si rivelano subito costruite e viene rilasciato. La magistratura, intanto, indaga a Milano, Roma, Padova. Proprio a Milano si tiene il primo processo che, successivamente, si sposta a Catanzaro trascinandosi, da questo momento, all’infinito: dura 43 anni. Tutto ciò crea una frattura nella storia italiana. Altrove, invece, il terrorismo si esaurisce prima mentre per noi dura circa 20 anni. Tutto ciò fa parte delle contraddizioni della storia italiana dove, a fronte di un Paese in piena modernizzazione, era ancora operativo il Codice Rocco. L’Italia è un Paese a due velocità. Per modernizzarsi, avrebbe bisogno di una politica capace di riforme utili per il progresso ma, al contrario, è soffocato dalla burocrazia, dal potere delle mafie… Sarebbe stato necessario armonizzare queste due Italie ma la politica non ne fu capace per via del clientelismo”. Pertanto, da un lato c’erano le lotte studentesche, i movimenti operai che chiedevano innovazione e, dall’altro, un Paese fermo terrorizzato dall’idea di un’ improbabile rivoluzione comunista. Occorre reagire, programmare la lotta armata contro possibili invasioni da est. Nasce Gladio. “Rispetto alle stragi, l’idea dell’implicazione dello Stato non funziona perché non c’era un progetto statale dietro. Piazza Fontana è un episodio che nasce su un territorio con una ventina di persone tra cui esponenti degli apparati dello Stato ma che non lo rappresentavano in toto. Purtroppo la classe politica non ha saputo fronteggiare l’ emergenza. Su quegli anni continuano a esserci ombre ma, a livello storico, in tutte queste vicende non ci sono state programmazioni o eterodirezioni. La storia va avanti per casualità poi qualcuno npuò approfittarne e darle altre direzioni prendendone la regia” ha concluso Oliva.

 

 Giovanna Cravanzola

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