ULTIMA ESPERANZA

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“ULTIMA ESPERANZA” STORIA DI VIAGGI E  INCONTRI AL CASTELLO DI CISTERNA D’ASTI

12° INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3


 

“Vecchie e nuove R-esistenze” mai titolo è stato più azzeccato per raccontare l’incontro che si è svolto domenica 7 aprile 2019 al Castello di Cisterna d’ Asti organizzato dal Polo Cittattiva per l’astigiano e l’albese – I.C. di San Damiano d’ Asti con

cunibertiMuseo Arti e Mestieri di un Tempo e Comune di Cisterna d’ Asti, Associazione “El Caleuche” e Aimc di Asti. L’ occasione è stata la presentazione – la prima in Piemonte –  dell’ultimo libro di Paolo Ferruccio Cuniberti, “Ultima Esperanza”, (Edicola Ediciones, 2018) che si è trasformata in un’ esperienza di viaggio capace di emozionare ma anche di far riflettere. Non solo, è stata una festa che, grazie al libro, ha dato la possibilità di scoprire un mondo poco conosciuto. L’incontro è stato introdotto da una danza tradizionale mapuche – interpretata da Carolina Lara e Maiten – fatta di suoni, ritmo e movimento trascinanti. Nel corso dei saluti iniziali – a nome degli organizzatori – Tiziana Mo ha rinnovato il sostegno

all’autore in qualità di promotore della cultura locale e della tutela del territorio. Il libro, ha detto Cristiano Denanni, è ambientato nel Cile della seconda metà dell’ ‘800 e vede come protagonista un piemontese, Federico Sacco – personaggio di fantasia – che si avventura in un viaggio di scoperta dal quale non farà più ritorno. Questo lavoro nasce denannidal desiderio di raccontare una storia che sembra lontana ma che, per certi versi, è attualissima soprattutto per quanto riguarda quella di un popolo indomito, quello dei Mapuche. Si tratta di un romanzo d’avventura ambientato in un periodo storico preciso molto breve ma nel quale avvengono importanti cambiamenti. Il lavoro di ricerca storica – come ha sottolineato l’autore – è stato molto importante anche per quanto riguarda la scelta del linguaggio. Già a quei tempi, c’erano importanti rapporti tra piemontesi e cileni. Il protagonista è un giovane veterinario piemontese che parte e ripercorrere  a ritroso il viaggio di Darwin. “Un viaggio quasi impossibile o forse improbabile” ha detto Cuniberti ma che è in linea con l’aria frizzante che si respira in quegli anni a Torino e che vede i piemontesi molto attivi nelle esplorazioni. Grazie a questo viaggio, nel quale si aspetta di visitare solo luoghi disabitati, Sacco scopre la presenza di indigeni: si tratta del popolo dei Mapuche che non è mai stato conquistato e che l’esploratore acostacomprende che vale la pena di conoscerlo. “Ma cosa ha significato  scrivere in questo modo visto il ritmo, la concretezza e scorrevolezza del testo scritto in un linguaggio ottocentesco?” ha chiesto Denanni. “Innanzitutto, almeno due anni di lavoro dovuto non tanto all’ambientazione in Cile quanto al periodo storico. Occorreva un altro respiro e ho utilizzato, come strumento, il diario di bordo dell’esploratore. Mi sono documentato su fonti storiche, paesaggi e foto d’epoca. La Patagonia, allora, era piena di foreste. Oggi tutto è stato devastato per realizzare latifondi e pascoli per allevamenti bovini e ovini. Il legname, spesso, è stato incendiato. Nel 1541, in Cile vivevano 2 milioni di mapuche ma, oggi, sono solo più un decimo. Per questo motivo, non è stato facile raccontare il luogo che era ma ho anche dovuto sforzarmi, attraverso il linguaggio, di non essere troppo noioso per i lettori di oggi” ha detto Cuniberti.  Le sue parole, insieme a quelle di Denanni, sono state inframezzate dalla voce e dalle note struggenti della chitarra del  musicista e cantautore argentino Miguel Angel Acosta. Suoni e parole melodiose che hanno vibrato nella sala e non hanno avuto bisogno di essere tradotte perché il sapore dei sogni, della libertà e della nostalgia non necessitano di vocabolari perché parlano alle anime con un linguaggio universale. “Con i cileni, noi argentini condividiamo cose belle e meno belle come il territorio dell’Auracania ma anche il ricordo della dittatura” ha detto Acosta che ha raccontato Carolinaquanto fosse importante  per i giovani di allora, fare di tutto per poter comprendere cosa succedeva nel resto del mondo anche a rischio della propria incolumità. Esattamente come è accaduto per  Hector Roberto “Mono” Carrasco, uno dei più importanti pittori e muralisti cileni che ha gentilmente esposto alcune delle sue opere al Castello. “La bellezza di questo libro è che ha cercato di parlare di un problema non semplice. I Mapuche continuano, ancora oggi che non c’è più la dittatura, a resistere in Cile. Ho iniziato la mia esperienza di muralista proprio con loro nel ‘69. abbiamo creato dei gruppi, prima eravamo solo sei che imbrattavano muri. Scrivevamo contro la guerra in Vietnam. Abbiamo informato con i nostri disegni ma servivano anche per abbellire. Gli argentini e i cileni erano e sono razzisti con i Mapuche. Io, da ragazzo, ho pensato che fossero invincibili. Purtroppo la loro arte è stata cancellata. Io sono orgoglioso perché, oggi, i murales di trovano in molti luoghi in Cile. Però, per il nostro impegno, siamo stati espulsi e condannati a morte”. Carolina Lara, Presidentessa dell’ Associazione “El Caleuche” (che significa “gente trasformata”) ha ribadito che quello Mapuche è l’ultimo popolo che resiste e per il quale non esistono frontiere politiche sul proprio territorio. Purtroppo, in Argentina questo popolo è stato sterminato ma resiste in Cile. Da 200 anni la lotta continua contro l’esproprio delle proprie terre millenarie (di cui non possono vantare documenti di proprietà) a favore di colossi (anche l’Eni e la Benetton) che le utilizzano piantando essenze non native e rubando l’acqua che è stata privatizzata. “Per i Mapuche il territorio è sacro. Noi non usiamo la terra perché dobbiamo pensare al futuro di chi verrà e anche perché è il nostro paradiso” ha detto e le sue parole sono state riprese da Elsa che ha raccontato di come si stiano piantando anche gli eucalipti che sottraggono altra acqua al terreno. Oggi, purtroppo, questo popolo è costretto a vivere sotto il controllo militare, trattato alla stregua dei peggiori terroristi ma la lotta per la salvaguardia del territorio non si spegne insieme a un impegno civile – che non è una moda del momento ma affonda le radici nei secoli – che dovrebbe essere di tutti perché il mondo potrà sopravvivere solo se visto con lo stesso sguardo luminoso dei Mapuche.

acostaLa conclusione dell’incontro è stata affidata alle note struggenti di “Gracias alla vida” di Violeta Parra eseguita da Miguel Angel Acosta con il pubblico. A seguire, un ricco repertorio di piatti tipici offerti ai presenti dall’Associazione “El Caleuche”. Un incontro di incontri, viaggi, storia, pensieri, musica e “Vecchie e nuove R- esistenze”.

                                                                                                                                                         Giovanna Cravanzola

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