Elsa Fornero: Chi ha paura delle riforme

2018_11_17_fornero

C’ È BISOGNO DI UN POPOLO CONSAPEVOLE…”

CASTELLO DI CISTERNA D’ ASTI GREMITO PER LA PROF.SSA ELSA MARIA FORNERO

6° INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ ASTIGIANO E L’ALBESE A.S. 2018/19

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3

forneroequinternoTutto esaurito al castello di Cisterna d’Asti per l’atteso incontro con la prof.ssa Elsa Maria Fornero che, sabato 17 novembre 2018, ha presentato il suo ultimo libro dal titolo “Chi ha paura delle riforme. Illusioni, luoghi comuni e verità sulle pensioni” (Università Bocconi Editore). L’iniziativa è organizzata dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti con Museo, Comune di Cisterna d’Asti e Aimc Asti. Il dott. Angelo Quinterno ha introdotto l’incontro dicendo che: ”… quasi tutti sono contrari ai cambiamenti. Il nostro è un paese senza memoria e non ricorda come si è arrivati alla sua riforma. Il libro è un’operazione di verità. Come si dichiara in apertura, è un testo “pedagogico” perché spiega i diversi meccanismi che stanno alla base del sistema pensionistico ma riporta anche alla luce la complessità degli argomenti. In modo particolare, indica chiaramente cosa significa prendere decisioni importanti che riguardano un Paese intero ma anche come è semplice preferirne altre senza valutare le conseguenze. Ma cosa ha significato in questi anni essere offesa per aver fatto il proprio dovere?”. “Dopo aver terminato il mio compito come Ministro, ho ripreso a insegnare. Non ho rimpianti della vita romana ma non l’ho neppure rinnegata. Ho capito che dovevo guardare avanti e contare sulla mia coscienza. Tutti possono sbagliare. Però non ho mai agito per vantaggi di tipo personale e proprio la mia indipendenza mi ha permesso di lavorare solo per il Paese. Ci vuole orgoglio e ciò, spesso non capita nel mondo politico. La mia famiglia ha sofferto molto in questi anni e io ho apprezzato molto la sua vicinanza. Il libro, per me, è un’occasione importante per dialogare con le persone, cosa che non ho potuto fare come ministro. Nei primi anni al termine di questa esperienza, nessuno mi invitava a parlare in Italia ma lo facevano solo all’estero ma ciò mi ha consentito un salutare distacco dalle tossine (odio, risentimento, invidia…) che ci impediscono di fare dei passi avanti” ha detto la prof.ssa Fornero. Infatti, i politici vogliono replicare un mondo che non tornerà più ma che si dipinge come un paradiso possibile. Oggi, invece, si deve avere la forza di cambiare tenendo conto di produrre il numero minore possibile di danni. Come ha sottolineato l’autrice, il libro non ha intenti polemici ma vuole, innanzitutto, spiegare cosa vuol dire davvero pensione ma anche rischio perché sono due concetti strettamente collegati anche se pochi ne sono a conoscenza. Pensione, infatti, non significa investimento certo. Il premio Nobel Modigliani parlava di ciclo della vita dove, nell’ultima parte, non si risparmiava più ma si consumava quanto messo da parte nel corso della vita. Come organizzare i nostri risparmi nel corso della vita: risparmiare o spendere? Non è una decisione semplice perché nessuno conosce la data certa della sua morte. La pensione nasce proprio per risolvere questo problema: grazie ai risparmi raccolti con i contributi, verrà erogata una cifra mensile fino al termine della vita. La prima forma di assicurazione di questo tipo è stata la famiglia, poi ci sono state le esperienze delle cooperative e, solo molto tempo dopo, se ne è occupato lo Stato. Pagare i contributi significa risparmiare e, all’ inizio, lo Stato investiva in titoli statali. Si utilizzò il modello della capitalizzazione: quanto pagato in contributi, con gli interessi, veniva restituito nel periodo della vecchiaia. Successivamente, si decise di utilizzare il modello della ripartizione: chi lavorava, attraverso i contributi versati, pagava la pensione di chi era in quiescenza. È un sistema che si basa su un patto generazionale: i giovani pagano per obbligo ma anche per la prospettiva di una futura pensione. Questo modello ha funzionato alla perfezione negli anni del boom economico ma ha presentato le prime crepe con la crisi del lavoro e la denatalità. Se ci sono poche persone occupate, difficile pagare le pensioni. Nel 2060, ad esempio, è già previsto dei demografi un cambiamento repentino della società dove mancheranno i giovani. Se non cresce il lavoro attivo, non c’è crescita  e, proprio per questo, dopo una serie di riforme mai realizzate, negli anni scorsi per molte volte gli organismi europei hanno chiesto un cambiamento strutturale all’Italia in campo pensionistico ma anche in quello del mercato del lavoro perché sono strettamente connessi. “Ho scelto di fare la ministra dopo averci pensato poco più di un’ora e sono stata invitata a scrivere una riforma difficilissima e delicata in 15 giorni circa. In quel momento non si era certi se, il giorno successivo, si sarebbe ancora stati in grado di pagare le pensioni ma anche gli stipendi. Bisognava tagliare e riformare. Tutte le riforme precedenti si erano concesse il lusso di lunghe transizioni ma, in quel momento, non era più possibile. I governi politici, invece, dovrebbero assumersi delle responsabilità perché i governi tecnici non servono. La democrazia è questo ma una buona politica presuppone una buona cittadinanza. Per questo è necessario recuperare l’idea di politica come servizio”. Decisioni difficili per evitare che il Paese cadesse nel baratro, purtroppo incomprese ma che testimoniano di una donna preparata, forte e intellettualmente libera e indipendente.

                                                                                                                          Giovanna Cravanzola

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