LA GRANDE STORIA DELLA RESISTENZA

volantino 14SETT 2018_RESISTENZA_OLIVA_RENOSIO

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3 

GIANNI OLIVA HA RACCONTATO  L’ ITALIA DAL 1943 AL 1948 AL CASTELLO DI CISTERNA D’ASTI

2^ INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ ASTIGIANO E L’ ALBESE  PER L’A.S. ‘18/’19

oliva_renosio“Vecchie e nuove resistenze” è il titolo del nuovo percorso promosso dal Polo cittattiva per l’astigiano e l’albese. Venerdì 21 settembre 2018 al Castello di Cisterna d’Asti, Gianni Oliva e Mario Renosio hanno discusso non solo di Resistenza ma della storia di un Paese nei suoi giorni più tragici. L’iniziativa è stata promossa dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di S. Damiano d’Asti in collaborazione con il Museo Arti e Mestieri di un Tempo, l’ Israt e l’ Aimc di Asti. “La Resistenza è uno dei temi più cari a Oliva che, in alcuni casi, ha criticato l’utilizzo pubblico della storia per lavare un passato indicibile – ha detto  Renosio – ma, soprattutto, perché scrivere una sintesi della storia della Resistenza?”. Il libro parte dal 25/7/1943 e tratta i temi della scelta, del rapporto con la politica, gli alleati mentre, nell’appendice, viene trattata la relazione tra i valori partigiani e la Costituzione italiana. Oliva – chiarendo le motivazioni che lo hanno spinto a questo nuovo lavoro – ha sottolineato che in Italia la storia è fatta soprattutto di riflessioni, analisi critiche ma di pochissime narrazioni. Storia, invece, significa raccontare ciò che è accaduto. “Sul periodo ’43-’45 sono stati scritti un numero incredibile di libri ma sono praticamente assenti le opere che raccontano. Il libro non raccoglie la storia della lotta partigiana ma narra ciò che è successo in Italia nel periodo ’43-’48. Vi si intrecciano narrazioni diverse perché la situazione nel Paese era variegata” . Al Sud, con l’arrivo degli alleati, la guerra è praticamente finita e non si conosce l’assedio tedesco ma si subisce l’occupazione anglo-americana. Tutto ciò porterà alla scelta della monarchia in occasione del referendum. Altrove, i tedeschi si aspettano la capitolazione dell’Italia e, subito dopo l’8 settembre, occupano il territorio e catturano i soldati italiani per internarli in Germania. Si tratta di circa 1 700 000 uomini che vengono fatti prigionieri nel giro di pochissimi giorni, una situazione che non si era mai verificata prima. Chi riesce a evitare la cattura, si trova di fronte a una scelta che matura in solitudine in quanto nessuno sa cosa sta succedendo o immagina cosa accadrà. Per i tedeschi l’obiettivo è quello di sfruttare qualsiasi risorsa italiana. Il rapporto con gli occupanti diventa ambiguo: i tedeschi sfruttano il nostro Paese ma alcuni industriali come Valletta, comprendono che l’appoggio tedesco nell’ ambito della produzione delle armi può garantire la sopravvivenza degli stabilimenti come poi avviene. Intanto, la Repubblica di Salò non è niente altro che un governo collaborazionista incapace di contrattare con i tedeschi la restituzione dei prigionieri. In questo panorama, la Resistenza nasce come fuga di fronte allo sfacelo. Il Piemonte è la regione che conta il maggior numero di partigiani in quanto, attraverso il suo territorio, avviene il rientro degli sbandati della IV armata. Durante i primi giorni, nasce anche l’ illusione dello sbarco alleato in Liguria. Quando ci si accorge che i tempi saranno molto lunghi, la Resistenza si arma. Inizialmente la guerriglia è spontanea e disorganizzata. Sicuramente, nel ’44 le fila partigiane si ingrossano a causa dei nuovi bandi di reclutamento repubblichini. Il libro non studia il fenomeno dal punto di vista dei successi militari che sono pochi. L’importanza della Resistenza è che qualcuno lotta perché si possa ancora dire qualcosa: da questa esperienza nasce la nuova classe dirigente del dopoguerra. Nonostante il rapporto conflittuale con il territorio, la lotta dura per 20 mesi e non sarebbe stato possibile senza l’aiuto della popolazione che vede nei partigiani i propri figli. Rispetto agli alleati,  la relazione non è così semplice come si potrebbe pensare. L’Italia ha scatenato la guerra combattendo con i tedeschi ed è naturale che per gli angloamericani la preoccupazione non sia quella di accelerare la liberazione del Paese che utilizzano come scacchiere di guerra per distogliere i tedeschi da altri fronti. L’esistenza di un esercito partigiano in armi non viene sostenuta perché è difficile immaginare come si muoverà al termine del conflitto. Per questo motivo, si incentivano i gruppi e le azioni che saranno vantaggiose per l’alleanza. Un altro tema trattato nel libro è quello della resa dei conti di cui solo da pochi decenni si parla. Raccontarlo significa ricostruire le atmosfere e le motivazioni – che si devono ricercare in ciò che accade negli anni precedenti – che spingono gente comune e tranquilla a compiere gesti efferati e indicibili. Non vuol dire giustificare ma comprendere che tutte le guerre, pur concludendosi con la cessazione delle ostilità tra gli eserciti, lasciano strascichi di odio che vengono quasi sempre lavati con il sangue. Detto ciò, ogni conflitto ha i suoi chiaroscuri ma il giudizio deve essere dato sul progetto che volevano costruire i combattenti: da un lato la dittatura e la discriminazione, dall’altro la libertà. Sui valori partigiani si è costruita la Costituzione dove si parla di diritti civili (patrimonio del pensiero liberale) e sociali (basati sui valori di sinistra). In ogni caso, occorre essere consapevoli che la storia è sempre figlia del presente e della sua interpretazione. Detto ciò, rimane da chiedersi come da quei valori si sia arrivati al mondo di oggi.                                                                                                                                   Giovanna Cravanzola

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