MATILDE CASA: IL SUOLO SOPRA TUTTO

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“IL SUOLO SOPRA TUTTO” QUANDO È POSSIBILE OPPORSI AD UN MONDO ALL’INCOSÌ

MATILDE CASA E LUCA ANIBALDI NE HANNO DISCUSSO AL CASTELLO DI CISTERNA

 20^ INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE PER L’A.S. ‘17/’18

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO IN FORMATO MP3

casa“Ben le sta, a Matilde Casa. In un Paese nel quale lo sport da decenni più in voga nei Comuni è fare scempio dei terreni agricoli per tirare su orribili e inutili palazzine, era il minimo che potesse capitare. (Il Sindaco di Lauriano) è attualmente sotto processo per abuso d’ufficio perché ha osato fare esattamente il contrario…”.

Con queste parole, Sergio Rizzo – giornalista del Corriere della Sera – portava all’attenzione pubblica la vicenda che sembrerebbe possibile solo nel mondo all’incosì, cioè al contrario. Invece, è proprio ciò che accaduto a Matilde Casa che, in qualità di Sindaco di Lauriano, ha preso una decisione difficile a vantaggio della collettività e delle generazioni future. Sabato 17 marzo 2018, alle ore 16, al Castello di Cisterna, la protagonista ne parlato presentando il libro, scritto con il prof. Paolo Pileri, che racconta questa esperienza “Il suolo sopra tutto” (Altraeconomia). Luca Anibaldi ha dialogato con l’autrice. L’iniziativa è stata organizzata dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di S. Damiano d’Asti, il Comune e il Museo di Cisterna d’Asti, la Fra production Spa e l’Aimc di Asti.

Questo libro è molto denso e racchiude in poche pagine cosa vuol dire in sostanza difendere il suolo. Infatti, per aver impedito la costruzione di “quaranta belle villette”, trasformando un terreno edificabile in agricolo, è stata rinviata a giudizio – insieme al tecnico e al segretario comunale – per la denuncia un proprietario. La prima reazione è stata di sbalordimento sia per la denuncia sia per il primo articolo sulla vicenda comparso sul quotidiano La Stampa dove era descritta come una burocrate incapace di cogliere le occasioni di sviluppo per il proprio territorio. La giunta, in realtà, aveva già messo in campo altre iniziative che non erano altro che la realizzazione dei punti del proprio programma elettorale” ha detto nella sua introduzione Luca Anibaldi. Infatti, come ha spiegato Matilde Casa nel suo intervento, Lauriano è una piccola realtà di circa 1 500 abitanti e la sua amministrazione, fin dall’inizio, aveva attivato politiche precise riguardo al rispetto del territorio. Proprio in virtù di queste scelte, era stata la prima a promuovere la costruzione di una Casetta dell’acqua. Già nel 2009 era stata impedita l’installazione dei pannelli fotovoltaici a terra e, cosa ben più deplorevole per il mondo all’incosì, era stato rifiutato un finanziamento regionale di 500 000 euro per la costruzione, fuori dal concentrico, di una nuova scuola. Si era giunti a questa decisione perché avrebbe comportato nuovi costi di manutenzione che, alla lunga, il Comune non sarebbe stato in grado di sostenere. Al contrario, si era acquistato e ristrutturato un edificio dismesso dall’Opera Cottolengo dove oggi convivono le scuole, il Comune, la biblioteca… in un’ottica di lotta agli sprechi. In un paese come Lauriano dove, oggi, un terzo delle case è disabitato, non aveva senso promuovere l’edificazione di altre inutili costruzioni. Motivazioni assolutamente di buon senso, prese per la prima volta in Italia da un Comune e che, in un mondo “normale” avrebbero dovuto ricevere un plauso. Invece, si sono presto trasformate in un vero e proprio incubo: l’accusa aveva richiesto un anno e mezzo di reclusione e il pagamento delle spese processuali. Fortunatamente, il primo segnale positivo è arrivato durante un Convegno regionale sul consumo di suolo, dove la Casa, raccontando l’assurda vicenda che viveva, è riuscita a uscire dall’isolamento ma, al tempo stesso, anche a mettere tutti di fronte all’imperscrutabilità di una politica che da un lato discute da anni su una legge per contrastare il consumo di suolo mentre, dall’altro, lo legittima tramite le commissioni edilizie. “Mi sentivo sempre dire: “Non lo fa nessuno” eppure non mi ero accorta di aver fatto cose tanto strane” ha detto Matilde Casa “Io sono convinta che amministrare sia la più alta forma della politica e le nostre erano e sono scelte politiche perché riguardano l’amministrazione del paese. Avevamo deciso di eliminare la commissione edilizia perché, spesso, le decisioni prese andavano a vantaggio di conoscenti o amici. Questa, però, è una prerogativa delle amministrazioni prevista dalla legge. Fortunatamente, dopo un lungo iter, siamo stati prosciolti con formula piena da ogni accusa ma la sofferenza emotiva patita e i costi sostenuti dal Comune (e quindi dalla collettività) non sono stati rimborsati da nessuno. Questa vicenda insegna che essere un amministratore vuol dire assumersi la responsabilità del proprio territorio. La parola “ambientalista” non dovrebbe esistere perché tutti dovrebbero occuparsi dell’ambiente. La mia non è stata una lotta tra buoni e cattivi ma è un nuovo modello di sviluppo in cui devono esserci opportunità per tutti. Oggi, l’edilizia selvaggia del passato non è più sostenibile per i Comuni perché non rende neppure in termini di oneri urbanistici e, inoltre, richiede di finanziare nel tempo una manutenzione impossibile con le scarse risorse disponibili. Purtroppo, anche se si è discusso molto su altri “beni finiti” come l’acqua e l’aria, lo si è fatto molto poco per il suolo. L’idea di non consumarlo non può essere solo un vessillo ambientalista perché, se non si tutela, determina alluvioni, frane e altre catastrofi. Non solo, anche la sua bellezza deve essere tutelata. In Italia, vengono consumati 8 metri quadrati di territorio al secondo. Oggi, che ci sono appetiti edilizi moderati a causa della crisi, è il momento storico giusto per promuovere questa nuova prospettiva che non significa tornare all’arretratezza. Però, per riuscirci, occorre avere il coraggio di prendere decisioni difficili e assumersi delle responsabilità. All’inizio, si potrà essere incompresi ma, se portate avanti con onestà e buon senso, porteranno dei risultati condivisi e duraturi”. L’esperienza di Lauriano ce lo insegna.

Per questo motivo, non arrendiamoci quando, in un paese che potrebbe essere il nostro, tra i mille cartelli “Vendesi” o “Affittasi”, ne vedremo spuntare uno che pubblicizza la costruzione di altre “belle villette”. Infatti, anche se è triste assodare che il mondo all’incosì è quello in cui viviamo, è anche possibile constatare che ci si può opporre e che esistono esperienze di persone che lo hanno fanno e lo continuano a fare. Tutto ciò apre il cuore alla speranza e ci fa dire: “Si –può – fa-re!!!”. Ricordiamocene la prossima volta.

Giovanna Cravanzola

 

 

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