IL BRACCIO ALZATO

A volantino 25 NOVEMBRE 2017_IL BRACCIO ALZATO _SCATOLEROIL BRACCIO ALZATO. LA VIOLENZA DELL’UOMO COMUNE”

IL PROF. DUCCIO SCATOLERO RACCONTA CIO’ CHE NON SI DICE DELLA VIOLENZA

9^ INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE PER L’A.S. ‘17/’18

REGISTRAZIONE AUDIO DELL’INCONTRO

“Un incontro tra persone per le persone” con queste parole Graziella Mo – accompagnata dalle note della canzone Anna Bellanna di Lucio Dalla – ha introdotto il pomeriggio con il prof. Duccio Scatolero. L’iniziativa  – che si è tenuta sabato 25 novembre 2017 al Castello

scatolerodi Cisterna d’Asti in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne – è stata organizzata dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di S. Damiano d’Asti, il Comune e il Museo di Cisterna d’Asti, le Edizioni Gruppo Abele e l’Aimc di Asti. Il prof. Duccio Scatolero si è interessato di moltissime cose: ha insegnato per oltre trent’anni all’Università di Torino, è stato giudice onorario presso il tribunale dei minori della città, si è occupato del disagio, dei minori in carcere, dei conflitti e di molto altro ancora. “Ho fatto più anni di galera io che un omicida. Ho sempre voluto arrivare vicino all’uomo che soffre. Ho visto i peggiori criminali piangere e li ho incontrati poco prima del loro suicidio o omicidio. Ho vissuto momenti difficili con minacce di morte rivolte a me e alla mia famiglia. Per questo, tutto ciò che è scritto nel libro è vita” ha detto. Come ha sottolineato Graziella Mo, il libro è rivolto soprattutto agli amministratori, ai politici, agli insegnanti… ai non addetti ai lavori perché il tema della violenza riguarda tutti. Infatti, parla di un braccio alzato nell’attimo prima di sferzare un colpo. Anna Bellanna ne è un esempio: è la storia di una donna comune e il suo aguzzino è un uomo comune.  Ma ciò che fa alzare quel braccio – ha spiegato il prof. Scatolero – è energia data da impulsi negativi che l’individuo trova intorno a sé ed è accompagnata, di solito, da parole minacciose. Quasi sempre, il braccio scende ma può anche capitare il contrario perché lo stimolo arrivato era troppo forte per essere fermato oppure i freni inibitori erano troppo lenti per funzionare. Purtroppo, conosciamo molto gli impulsi e parliamo poco dei freni. L’alcool, ad esempio, è un fattore che combinato alle emozioni rafforza quell’energia. Prima che il colpo parta, c’è un attimo di silenzio ed è proprio in quel momento che agiscono i freni derivanti dalla nostra cultura che non deve solo essere in grado di produrre conoscenza e competenza ma anche di regolare i nostri comportamenti perché è fatta di emozioni, ricordi, vissuti… è il bagaglio di tutta la nostra vita trasformata in pensiero. È proprio il pensiero che trasforma tutto ciò in cultura e, se questa massa è compatta e forte, smorza l’impulso negativo evitando che il colpo parta oppure il braccio non si abbassa. Purtroppo, mai come oggi, è disponibile la violenza sul corpo dell’uomo e molti la consumano attraverso le immagini presenti sul web, al cinema. Tutto ciò porterebbe a pensare che fare violenza sia molto semplice. In realtà, non lo è perché la violenza non fa male solo alla vittima ma anche al carnefice. “Non ho mai sentito un colpevole felice di aver fatto violenza” ha sottolineato Scatolero e ciò si riscontra anche nei soldati al rientro dal fronte e nei molti casi di suicidio tra i poliziotti delle grandi città americane. Tutto ciò, ovviamente, non giustifica i comportamenti criminali ma ci dice che l’umano non è mai stato predisposto a ricevere o a fare violenza e, quando ciò accade, è innaturale. L’autore della violenza, per perpetrarla, deve deumanizzare la vittima per considerarla come un oggetto da eliminare e tutto questo non riguarda solo soggetti compromessi mentalmente. È qualcosa che scatta quotidianamente in tutti noi quando ci troviamo imbottigliati nel traffico, quando siamo in coda ad uno sportello. I social media contribuiscono la depersonalizzazione perché creano relazioni deumanizzate avvicinandoci alla possibilità di diventare autori di violenza. Inoltre la violenza, come tutti i comportamenti, si impara, poi si fa meglio e spesso permette di ottenere dei risultati. Non è agendo con le negazioni che si ottengono cambiamenti dei comportamenti ma solo proponendo strategie efficaci senza l’uso della violenza. Purtroppo, invece, le giornate contro la violenza diventano occasioni per fornire altra violenza a partire dal linguaggio. Non si parla mai davvero di violenza perché spaventa si preferisce discutere sugli effetti, sulle storie dei violenti dimenticando spesso e volentieri le vittime. Si aumentano gli ascolti ma non si trovano le parole giuste e vere per questi racconti che non aiutano chi è vittima ma neppure i prossimi carnefici. Questi ultimi potrebbero essere fermati se solo si mettessero in campo una serie di strategie che sarebbero più efficaci e molto meno costose a livello sociale. Bisognerebbe investire maggiormente sulla cultura, sull’ascolto attivo, sulla costruzione di presidi umani capaci di occuparsi delle relazioni tra le persone, composte da esperti ma anche da volontari opportunamente formati. Le relazioni sono la nostra più grande ricchezza e, al loro interno, è possibile coltivare l’empatia che non significa mettersi nei panni degli altri ma sentirli all’interno di noi stessi. Solo in questi contesti l’uomo può tirare fuori tutto se stesso che è razionalità ma anche emozione. La certezza è che o si ritrova l’umanità e si investe nelle relazioni di qualità oppure ci saranno frustrazioni continue. La politica dovrebbe farsi carico di questo accompagnamento ma, per il momento, è solo un auspicio. Indubbiamente, però, l’incontro con il prof. Scatolero e Graziella Mo hanno fornito  ai presenti gli strumenti per comprendere e riflettere in un modo diverso sulla violenza che potrebbe abitare ciascuno di noi. Il prossimo incontro si terrà sabato 2 dicembre 2017 alle ore 16 al Castello di Cisterna d’Asti. Renata Sorba presenterà il suo libro “Pennellate di colore in un mondo neutro”. Introdurrà l’incontro il dott. Marcello  Follis, Presidente dell’Anfaas di Asti. L’incontro è gratuito, aperto a tutti e valido per l’aggiornamento degli insegnanti.

 

Giovanna Cravanzola

 

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