DON CIOTTI AL CASTELLO DI CISTERNA

don Ciotti

SCUOLA, FAMIGLIA E SOCIETÀ PER FORMARE ALLA CITTADINANZA ATTIVA

DON CIOTTI AL CASTELLO DI CISTERNA D’ASTI: PAROLE DI SPERANZA PER ILLUMINARE IL MONDO

11^ INCONTRO DEL POLO CITTATTIVA PER L’ASTIGIANO E L’ALBESE PER L’A.S. ‘16/’17

REGISTRAZIONE DELL’INCONTRO ALLA PAGINA:  http://www.scuolealmuseo.it/registrazioni/dal%202017/donciotti.mp3

Ciotti gruppo

 “Che Dio vi dia una bella pedata per rimettervi sempre in gioco!” con questo augurio sentito, e quanto mai originale, si è concluso l’affollato incontro con Don Ciotti che si è tenuto al Castello di Cisterna d’Asti venerdì 6 aprile 2017. L’iniziativa dal titolo “Scuola, famiglia e società per formare alla cittadinanza attiva” è stata promossa dal Polo Cittattiva per l’Astigiano e l’Albese – I.C. di San Damiano d’Asti (all’interno del percorso ciottieneirotti“Recuperi/amo parte 4^ – Diritti verso il 2018”) con il Museo e il Comune di Cisterna d’Asti, l’Aimc di Asti e la Fondazione Crasti. Dopo i saluti degli organizzatori, è toccato al giornalista Marco Neirotti – amico di lunga data del don – il compito di introdurre l’incontro. Una persona come don Ciotti non ha bisogno di presentazioni perché parlano non solo le parole ma un’autostrada di fatti lunga più di mezzo secolo. Infatti, già negli anni sessanta, si è occupato dei diseredati e di tutti quelli che, ancora più di oggi, erano ghettizzati ed esclusi, assorbendo e vivendo in prima persona gli altrui dolori facendoli propri, accogliendoli e comprendendoli. In una società bifronte, dove gli individui sono sempre più tolleranti verso se stessi e sempre di meno nei confronti degli altri – la scuola, gli insegnanti, gli stranieri… – sembra sempre più difficile essere cittadini attivi a causa dell’assuefazione al degrado e alla stanchezza che impediscono di riflettere e di compiere scelte consapevoli. Allora, ascoltare parole autorevoli, mitiga lo sconforto con il quale spesso ci si deve confrontare.

Per disperdere questa nebbia, ha preso la parola un laureato in scienze confuse, definizione che don Ciotti ha dato di sé dicendo di essere consapevole di ciò che non sa, come dovrebbe fare qualsiasi educatore. Infatti, nell’educazione ci si pone in un faccia a faccia dove non è possibile non essere autentici. È il primo e più prezioso investimento di una comunità aperta al futuro che trova prima nella famiglia e poi nella scuola i suoi veicoli principali che non sono unici perché ogni situazione può e deve essere educativa. Solo in questo modo, può nascere la citta educativa nella quale famiglia, scuola e società collaborano perché, se questa scommessa non è vinta, tutti sono sconfitti.

La città è quindi un organismo vivente che respira e si modifica continuamente. In essa, i suoi abitanti sono il cuore mentre l’amministrazione è il cervello. Ciascuno, in base alla sua età e al suo ruolo, può contribuire per la collettività perché il bene comune è la premessa del benessere individuale. Questo desiderio di comunità, però, non si sviluppa in modo innato ma ha bisogno del rapporto educativo, della crescita culturale e della partecipazione personale e, quindi, della responsabilità individuale. Il respiro di una città ha bisogno dei suoi elementi, dove mondi diversi s’incontrano e si contaminano positivamente. È un’avventura che si alimenta continuamente di esperienze e di vita anche se tutto ciò non è per nulla semplice da rendere concreto. Innanzitutto, non si educa mai da soli ma coralmente cambiando ed essendo cambiati, esattamente come pensava Danilo Dolci che scriveva “ciascuno cresce solo se sognato”, ma anche “l’educazione è un sogno condiviso” in cui si percorre un sentiero ma non in modo solitario e disperato. Infatti, ogni educatore dovrebbe vivere la speranza che il domani sarà migliore e che, in ogni caso, ne valga sempre la pena. Altrimenti, a cosa serve educare se non in questa prospettiva? In ogni momento, si educa e si è educati, non solo attraverso le parole ma anche l’esempio ed è proprio per questo che occorre essere credibili e coerenti perché il rischio è di indicare comportamenti ideali che smentiamo quotidianamente con i nostri atteggiamenti superficiali ed egoisti. Educare significa anche empatia, narrazione, ascolto, relazione. Significa fiducia, creatività e non schemi indifferenti ai cambiamenti perché non sono cambiati i valori da perseguire ma si è modificato il contesto: non tenerne conto, significa vanificare ogni sforzo educativo. Infatti, leggere i cambiamenti è fondamentale per sintonizzarsi attraverso i linguaggi e la comunicazione di oggi.

Tutto ciò, però, non è ancora sufficiente perché per educare alla partecipazione e alla responsabilità, occorre imparare a leggere il mondo per individuare i cambiamenti e comprendere le trasformazioni senza avere mai troppe certezze e convinzioni perché, al centro, ci sono l’umanità e la vita che si modificano continuamente. Bisogna esercitarsi a: “Riempire la vita di vita imparando a vivere senza lasciarsi vivere”. E ancora non basta perché non si può essere cittadini a intermittenza capaci di grandi gesti e battaglie epocali e, contemporaneamente, di rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza di chi vive con noi o intorno a noi. Quante volte ci troviamo di fronte a guerriglieri della domenica, ai detentori dei diritti d’autore della coscienza, coinvolti in qualsiasi iniziativa umanitaria e poi totalmente distratti e assenti quando un genitore anziano richiede assistenza e aiuto, quando un vicino trascorre in solitudine e tristezza le sue giornate. Eroi ridicoli e inutili. Invece, a volte, basta pochissimo ma si deve cominciare dalle piccole cose della nostra quotidianità.

La cittadinanza attiva si attua, innanzitutto, nella nostra famiglia, a casa nostra. È una luce che si decide di accendere ogni giorno con le piccole azioni che compiamo e che non porteranno gloria o onori, è un orizzonte di quotidiana normalità, piccole gocce che, a poco a poco, sono capaci di incidere la pietra. Solo con questo coraggio di avere coraggio, a poco a poco, vince il noi perché una società vincente non è fatta di navigatori solitari ma di tanti rematori anonimi che, insieme, riescono a far approdare la nave. È il cammino congiunto dei diritti ma anche dei doveri, dei diritti ma anche dei rovesci che, a volte, sono difficili da rispettare. E ancora non basta. Infatti, il non essere assassini, spacciatori, camorristi o mafiosi non significa, essere onesti perché: “… il problema non è solo quello di non fare il male ma anche di non guardare e lasciare che accada”. Purtroppo, oggi come in passato, molte cose stanno accadendo nell’indifferenza di tutti.

Scrivere un articolo dopo aver ascoltato don Ciotti, non è affatto semplice. C’è il rischio di banalizzare ma, attraverso le sue parole, tutti i presenti hanno portato a casa un motivo per riflettere. La cosa certa è che i numerosi bambini e ragazzi presenti rammenteranno anche negli anni futuri questo incontro dove un uomo ha ricordato a tutti – grandi e piccoli – che ciascuno nella vita ha uno scopo, una responsabilità, un impegno che, se uniti alla speranza, possono illuminare e cambiare il mondo.

Il prossimo incontro si terrà venerdì 21 aprile 2017 con il prof. Marco Bobbio che presenterà il libro “Troppa medicina”, Ed. Einaudi. Introdurrà la serata il prof. Franco Testore. L’ingresso è gratuito e aperto e tutti. L’incontro è valido per la formazione degli insegnanti grazie alla certificazione Aimc.

Giovanna Cravanzola

ciotti_pubblico

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